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    Agritura - Il Blog

    Mangimi - Foraggi - Carburanti e prodotti per l'Agricoltura

    • Stivali termici Bekina: qualità e comfort al giusto prezzo

      Abbiamo recentemente ampliato la nostra offerta di stivali professionali aggiungendo ai marchi Meindl e Dunlop anche l'ottimo marchio Bekina: una ditta belga con oltre 50 anni di esperienza nel settore.

      Eurotier Bekina® Boots Steplite® Xci

      Vedi tutti i modelli di stivali Bekina disponibili >>

      Il calzaturificio Bekina® è stato fondato nel 1962 dalla famiglia Vanderbeke a Kluisbergen, un piccolo villaggio nelle Ardenne fiamminghe. Inizialmente una piccola azienda a conduzione familiare, Bekina® è cresciuta fino a diventare un colosso internazionale: il motivo di questo grande successo è la qualità dei suoi prodotti. Ma questo non è il solo obbiettivo perseguito dall'azienda: fondamentali sono anche la gestione sostenibile e il profondo rispetto per le persone e per l'ambiente.

      La Bekina® è specializzata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di stivali da lavoro in PU. Si tratta di un mercato di nicchia estremamente competitivo da cui emergono solo prodotti con elevati standard di sicurezza, confortevoli e durevoli. L'ottimo rapporto qualità-prezzo è un must per chi, come Bekina è rimasta negli ultimi anni costantemente al top in un mercato in continua crescita e in perenne evoluzione. E' stata la capacità di trovare sempre nuove e migliori soluzioni pratiche alle sfide tecniche e specifiche di mercato dei nostri partner internazionali che ha decretato il duraturo successo di Bekina.

      Gli stivali Bekina® sono venduti in oltre 50 paesi in tutto il mondo.

      Consideriamo ad esempio il modello Bekina Steplite® XCI, uno stivale invernale leggero e comodo molto versatile, pensato sopratutto per la massima praticità di utilizzo.

      Stivali termici bekina caratteristiche

      Le caratteristiche più importanti di questo stivale professionale derivano da un'accurata progettazione. Ad esempio il lato interno della scarpa è diritto dal tallone alla punta, e la punta stessa è ampia e rilevata per permettere libertà di movimento per le dita dei piedi Inoltre il collo dello stivale è sagomato per aderire bene alla caviglia (ed evitare che lo stivale si sposti mentre si cammina) e allo stesso tempo è particolarmente elastico e morbido per accompagnare dolcemente la flessione del piede.

      Stivali termici bekina senza puntale metallico

      Al momento dell'acquisto di questi stivali da lavoro, tenete presenti queste indicazioni: non prendete un numero troppo piccolo, pensando che si allargheranno con l'utilizzo. Il PU è un materiale flessibile ma non si deforma oltre un certo limite. E' pur vero che una scarpa troppo grande potrebbe non aderire bene al piede e quindi causare vesciche, ma questo problema può facilmente essere risolto usando dei calzini spessi oppure un sottopiede. Il problema opposto invece (scarpe troppo piccole), invece non è facilmente risolvibile. Acquista qui gli stivali Bekina Steplite Xci >>.

      A proposito di calze e calzini: sceglietene un paio morbido, senza rilievi o ricami, possibilmente non tinti (potrebbero perdere il colore macchiando la fodera interna degli stivali e alcuni tipi di tinture sintetiche causano allergie cutanee nei soggetti predisposti).

      Per aumentare ulteriormente il comfort di questi stivali termici consigliamo l'utilizzo di un abbigliamento intimo tecnico adeguato, come calzamaglie lunghe in lana (ad esempio questo modello di Ceceba). In caso di condizioni di lavoro estreme, indossare soprascarpe isolanti oltre calzature da lavoro e manicotti isolanti intorno alle caviglie (o al polpaccio in caso di stivali alti).

    • Tre fattori che possono rovinare il vostro insilato

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      Le caratteristiche che determinano la qualità di un prodotto insilato sono principalmente queste: la concentrazione di energia, il livello di acidità, buona appetibilità e alta digeribilità, minima perdita di materiale e un' igiene impeccabile. Queste caratteristiche dipendono da numerosi fattori, i più importanti sono: una materia prima vegetale di alta qualità, raccolta effettuata quando la pianta raggiunge il punto ottimale di sviluppo e un corretto insilamento.

      Foraggi insilati con alto valore nutritivo

      In particolare, nel caso di foraggi insilati sono fondamentali: una vegetazione ricca e densa e tempo di taglio ottimale per massimizzare la concentrazione di energia e un'altezza minima di taglio di circa 7 cm. L'altezza minima di taglio riduce la percentuale di sporcizia (terriccio), limita l'introduzione di batteri indesiderati e promuove la rapida ricrescita dell'erba. La qualità della fermentazione riflette una conservazione avvenuta con successo. Un insilato stabile e senza fermentazione secondaria è quasi completamente privo di acido butirrico e contiene al massimo il 3% di acido acetico. Il pH deve essere compreso tra 4 e 4,5 e il tenore di sostanza secca deve essere del 30-45%, a seconda del tipo di insilato. Per raggiungere questo obiettivo è necessario ridurre il più possibile il tempo di appassimento, al massimo 1 - 2 giorni, in quanto ogni notte aggiuntiva aumenta la consumazione degli zuccheri. Insilati troppo bagnati causano la formazione di acido butirrico, insilati troppo secchi sono difficili da comprimere e si riscaldano troppo (favorendo la formazione di muffe). Per ottenere una compressione efficace, la lunghezza media di foraggi insilati dovrebbe essere di circa 2.5 - 5 cm.

      Insilato di mais - i vantaggi di un taglio corto

      corn-774710_1280 Per ottenere un insilato di alta qualità, il granoturco deve avere le seguenti caratteristiche: adeguata scelta varietale, il raccolto deve venir effettuato nel momento ideale (al termine della fase di maturazione cerosa) quando il contenuto di sostanza secca è di circa il 32-36%. Con l'aumento di ogni punto percentuale di massa secca, è necessario aumentare la compressione di circa 10 kg per ogni metro cubo di massa. Generalmente si ritiene che un insilato di mais tritato più lungo abbia effetti positivi sulla ruminazione e aumenti l'assunzione di cibo, ma questa idea non è corretta: le ricerche mostrano che una lunghezza di taglio più corta, di circa 4-7mm permette una compressione migliore e ha effetti positivi sul consumo di mangime e la produzione di latte. Inoltre, i grani dovrebbero essere rotti o tagliati (apertura circa 3-4 mm) per impedire il passaggio di grani non digeriti. Una distribuzione ottimale e un buon rotolamento iniziale dell'insilato sono fondamentali (l'altezza di ogni strato di carico non dovrebbe superare i 30 cm.)

      Additivi per insilati

      Spesso la materia prima di partenza non è ottimale: proviene da piante poco adatte all'insilamento, con basso contenuto di zuccheri o eccessivo contenuto di sostanza secca. Oppure proviene da taglio troppo tardivo, non è soddisfacente dal punto di vista igienico e inquinata, o compromessa da cattive condizioni atmosferiche. Per contrastare questi problemi l'azienda Beikircher propone diversi additivi biologici o chimici specifici per insilati di mais o erba. Questi additivi agiscono da un lato migliorando la fermentazione, la stabilità e la digeribilità dell'insilato (insilamento biologico), e dall'altro arrestando la fermentazione difettosa (insilamento chimico).

      Nel nostro Shop Online troverete tanti prodotti che possono aiutarvi a migliorare la qualità del vostro insilato!

      Arrivederci al prossimo post dal vostro Agritura Team

    • Aloe vera e problemi cutanei nelle bovine da latte

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      Molti conosceranno già, almeno di fama, questa pianta succulenta che negli ultimi anni si è guadagnata un'ottima reputazione come rimedio efficace e 100% naturale per favorire la guarigione di problemi cutanei quali lesioni superficiali, arrossamenti o irritazioni e lievi scottature.

      In realtà le proprietà benefiche dell'aloe vera sono note fin dall'antichità. Ora la scienza è finalmente in grado di spiegare esattamente quali sono i principi attivi responsabili di queste qualità. Numerosi test clinici, su uomini ed animali, stanno dimostrando come il gel presente nelle foglie di aloe sia effettivamente ricco di sostanze fitochimiche che possono alleviare il dolore, ridurre l'infiammazione e promuovere la guarigione delle lesioni cutanee. Per questo l'Aloe è sempre più frequentemente utilizzata in prodotti cosmetici e fitoterapici quali lozioni, shampoo e creme di bellezza.

      Quali sono esattamente le proprietà benefiche dell'Aloe Vera?

      Il gel presente nelle foglie di Aloe contiene diverse sostanze utili in caso di problemi cutanee: alcune sono in grado di lenire la sensazione di dolore, altre aiutano a ridurre il gonfiore e la congestione della zona interessata, altre ancora leniscono la sensazione di prurito. In particolare alcune sostanze dette glicoproteine sono responsabili dell'effetto analgesico e antinfiammatorio, mentre i polisaccaridi hanno funzione emolliente e lenitiva.

      Questi polisaccaridi (e parte degli ormoni vegetali) sarebbero anche in grado di stimolare l'attività dei fibroblasti. I fibroblasti sono i precursori sia delle cellule epiteliali che del tessuto connettivo. Per questo l'applicazione di Gel all'Aloe sembra in grado di favorire riepitelizzazione e cicatrizzazione.

      Ci sono ovviamente molti altri elementi nel gel di Aloe (minerali, vitamine e aminoacidi), ma ciò che rende il gel veramente unico è la sua particolare composizione che fa sì che queste sostanze agiscano in sinergia, ovvero che le loro qualità si rinforzino vicendevolmente, aumentando l'efficacia del composto ben oltre la mera somma dei componenti.

      Per riassumere, le principali proprietà dell'Aloe nel trattamento delle lesioni cutanee sono:

      • Attività antinfiammatoria e antidolorifica
      • Attività antiossidante / cicatrizzante / riepitelizzante
      • Attività Antibatterica e antimicotica
      • Attività Depurativa

      Gel all'Aloe nel trattamento delle ulcerazioni cutanee della mammella delle bovine

      Viste le ottime premesse, abbiamo studiato e messo a punto un trattamento dalla formula speciale e brevettata che sfrutta le proprietà dell'Aloe per aiutare le vostre bovine a mantenersi sane.

      Questo prodotto, disponibile in gel o in spray, è molto indicato per il trattamento delle aree cutanee più sensibili, come ad esempio le mammelle. Date le sempre più elevate esigenze dell'allevamento moderno, le mammelle delle vacche sono sfruttate al massimo: tutto l'apparato è sottoposto ad un superlavoro durante la vita produttiva della vacca (basti pensare all'operazione della mungitura). Questo carico di lavoro favorisce l'insorgenza di problemi di varia natura, come dermatiti, ulcere cutanee, ragadi, intertrigo ecc. L'allevatore deve quindi porre la massima attenzione nel rilevare precocemente ogni tipo di problema e, se necessario, intervenire tempestivamente per mantenere la mammella sana ed efficiente il più a lungo possibile. In alcuni di questi casi, l'Aloe Vera si è dimostrato un potente alleato.

      Prima delle parole, ecco i fatti:

      intertrigo vacca aloe Bovino affetto da intertrigo, prima del trattamento

      intertrigo vacca aloe1 Dopo 7 giorni di applicazioni (2 volte al giorno)

      intertrigo vacca aloe2 Dopo 13 giorni di applicazioni (2 volte al giorno)

      Ecco quindi come sono nati Aloe Lesionex Gel e Aloe Lesionex Spray Nella loro speciale formulazione (esclusiva e brevettata) l'utile azione del´Aloe viene potenziata dalla presenza di Calendula, Propoli e Tea tree oil.

      Le sue principali caratteristiche sono:

      • Rapido assorbimento per via cutanea
      • Il prodotto spruzzato sulla parte interessata forma una pellicola idrorepellente, che protegge i tessuti da possibili contaminazioni (sporcizia, letame, funghi o altri patogeni presenti nell'ambiente, ecc.)
      • Favorisce l´azione cicatrizzante sulle mucose esterne dell' apparato genitale, ad esempio nei casi di intertrigo e ragadi del capezzolo
      • Esercita un'azione lenitiva nel caso di arrossamenti ed irritazioni della cute, contribuendo così a calmare e rilassare l'animale
      • Posologia: applicare 2 o più volte al giorno sulla zona interessata accuratamente pulita

      Essendo un prodotto al 100% naturale, non è necessario sospendere la mungitura durante il trattamento.

      Acquistalo ora!

    • 9 Suggerimenti per una mungitura perfetta

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      Presenza di cellule nel latte - che cosa significa esattamente?

      Il tessuto mammario della vacca in lattazione è composto da migliaia di cellule, come tutti gli altri organi. Tra queste ci sono anche i globuli bianchi, formati dal sistema immunitario per la difesa dell'organismo. Le cellule dei tessuti e del sistema immunitario si rinnovano continuamente. La presenza di cellule "consumate" può essere rilevata nel latte che viene munto. In particolare il numero di cellule immunitarie nel latte è un buon indicatore per la salute della mammella, in quanto in presenza di un'infiammazione o altre anomalie il loro numero aumenta rapidamente.

      Come si stabilisce il numero di cellule?Il Test di Schalm è un modo conveniente e facile per valutare lo stato di salute della mammella direttamente in stalla. Si tratta di un test per valutare la fluidità del latte durante la mungitura. Quanto più il liquido è viscoso, tanto maggiore sarà il numero di cellule. Il Test di Schalm rappresenta per l'agricoltore un buon indicatore del contenuto cellulare del latte. In caso un quarto dia risultati anomali, sarà necessario effettuare indagini più approfondite.

      9 semplici consigli per migliorare la qualità della mungitura

      1. Igiene della stalla - Mantenere le cuccette e i corridoi il più possibile asciutti e puliti. Questo riduce l'attività di germi e batteri e facilita la pulizia della mammella.
      2. Mani pulite - lavarsi le mani prima e durante la mungitura è un must. Si raccomanda inoltre l'uso di guanti adeguati, lisci e facili da indossare.
      3. Puntualità nella mungitura - Le vacche da latte devono essere munte regolarmente ogni dodici ore. I ritardi riducono la produzione di latte e il peso del latte sforzano inutilmente il tessuto della mammella.
      4. Mantenere le mammelle pulite - Una semplice pulizia della mammella con uno straccio rimuove ben l'80% dei batteri che causano la mastite. Importante: usare un panno pulito per ogni vacca!
      5. Premungitura - Effettuare sempre la premungitura. Così si elimina dal capezzolo la parte di latte che è più esposta alla contaminazione batterica. Inoltre, valutando il latte nella coppa è possibile individuare subito fiocchi o altre anomalie.
      6. Stimolazione della mammella - La stimolazione provoca la secrezione di ossitocina. Stimola il flusso di latte e i suoi effetti durano circa 6-8 minuti. E' importante completare il processo di mungitura in questo intervallo di tempo.
      7. Avviare rapidamente il gruppo mungitore - Posizionare le tettarelle il più rapidamente possibile dopo la stimolazione, per evitare l'entrata di aria.
      8. Monitorare la mungitura - Evitare di protrarre inutilmente la mungitura controllando costantemente il calo nel flusso di latte.
      9. Disinfettare i capezzoli - Effettuare la disinfezione immergendo i capezzoli in un disinfettante idoneo ogni volta che si termina la mungitura. Questa è una delle misure più importanti per la prevenzione della mastite.
    • Curare i propri piedi anche sul posto di lavoro: ecco come ottimizzare tempi e spazi

      Nella prima parte di questo post abbiamo esaminato i vari tipi di problemi che interessano i piedi dei lavoratori. Alcuni di questi sono infortuni di natura traumatica, altri invece sono patologie che si instaurano a causa di una postura errata. Per questo il design della calzatura di sicurezza deve essere studiato nei minimi dettagli e corrispondere alle effettive esigenze del lavoratore. Indossare calzature adeguate è di fondamentale importanza, tuttavia è possibile mettere in pratica alcuni accorgimenti operativi per ridurre lo stress dei piedi. welder-406381_1920

      ​Ottimizzare il tempo di lavoro

      Ad esempio, è consigliabile cambiare spesso il piede d'appoggio o, se la mansione richiede di stare accovacciati, è opportuno alzarsi e sgranchirsi di tanto in tanto, facendo almeno una decina di passi, o più se possibile. Un altro espediente per alleggerire il carico di lavoro sui piedi è quello di cambiare mansione, ad esempio se si lavora in coppia o in squadra è utile alternarsi nei lavori: in questo modo non solo si ampliano le competenze del singolo ma si permette al corpo di cambiare posizione e di utilizzare muscoli diversi. Se la squadra è abbastanza numeroso da consentire di variare tra 4 o più attività è bene che le attività successive siano il più possibile diverse (ad esempio dopo un lavoro da seduto, cercare di inserire in rotazione un'attività in cui si cammina, ecc.) Quanto più si riesce a coinvolgere diversi muscoli del corpo durante l'attività lavorativa, tanto minore sarà il lavoro a carico di ogni singolo muscolo, con conseguente riduzione dello stress e dei problemi di affaticamento (non solo a carico del piede). Questo stratagemma ovviamente non è possibile per i lavoratori che operano da soli: in questo caso è di fondamentale importanza pianificare delle pause durante l'attività lavorativa. Il principio a cui attenersi è: meglio tante pause brevi, che poche lunghe. Tuttavia, ridisegnare il lavoro da solo non riduce efficacemente piede problemi se non è combinato con il buon disegno del luogo di lavoro.

      Job HA0276. February 2006. Fabrication of a new plastic coated bridge, which is being constructed alongside the motorway and will later be erected at Mount Pleasant, M6 motorway, near Junction 32, Lancashire north of Bilsborrow.

      ​Ottimizzare gli spazi

      Per i lavoratori (ad esempio gli artigiani) che operano stando in piedi o seduti su un tavolo di lavoro, la scelta ideale è quella di un piano regolabile in altezza e, potendo, anche inclinabile. Se questo non è possibile, le alternative sono : utilizzare un piedistallo o un supporto su cui appoggiare l'oggetto su cui si lavora, oppure sollevare il lavoratore. Con questa seconda ipotesi si intende l'installazione di una piattaforma sollevabile (a beneficio dei lavoratori di statura inferiore) oppure l'utilizzo di sedie ergonomiche e regolabili in altezza. Le sedie inoltre dovrebbero essere sempre girevoli e dotate di rotelle, in modo da poter più facilmente accomodare le esigenze del lavoratore. Sempre per il lavoratori che stanno seduti si consiglia l'utilizzo di un tavolo con poggia piedi e di cambiare piede d'appoggio di tanto in tanto. Quando è possibile, il lavoratore dovrebbe essere libero di scegliere la posizione di lavoro più confacente al lavoro che svolge. Tuttavia anche la posizione più confortevole può diventare scomoda se viene mantenuta per ore: di qui l'importanza di fare delle pause, anche brevi, almeno una volta ogni ora. Chi lavora da seduto sfrutterà le pause per alzarsi, stiracchiarsi e fare qualche passo. Al contrario, chi lavora in piedi sfrutterà le pause per sedersi qualche minuto, alleggerendo così il lavoro delle gambe.

      Qualora questi accorgimenti non bastassero, in commercio sono disponibili calzature progettate appositamente per dare sollievo al piede affaticato, che puntano al massimo comfort ed ergonomicità.

    • Partite con il piede giusto: massima sicurezza sul lavoro,  dalla testa ai piedi  (1 di 2)

      Data l'ampiezza dell'argomento, questo post si divide in due parti, nella prima prenderemo in esame i principali problemi che interessano il piede sul posto di lavoro. Nella seconda vedremo invece quali sono gli accorgimenti da mettere in pratica per prevenire o ridurre queste evenienze.

      Il primo passo nello sviluppo di una strategia per ridurre i problemi del piede è quello di identificare i pericoli relativi al posto di lavoro. Tali rischi devono essere valutati in ogni luogo di lavoro, non importa quanto possa sembrare sicuro. Inoltre non vanno mai sottovalutati, perché si tratta di problemi che progrediscono col tempo e intervenire precocemente permette di evitare l'insorgere di patologie anche gravi a carico del piede.

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      Tipi di infortunio che coinvolgono i piedi

      In generale si possono dividere gli infortuni che interessano il piede in due categorie. La prima comprende le lesioni derivanti da perforazioni, schiacciamenti e lacerazioni in genere.

      Il secondo gruppo di lesioni comprende le distorsioni, che sono provocate soprattutto da cadute, scivoloni, inciampi ecc. Questo secondo tipo di incidenti spesso non coinvolgono solo il piede, ma hanno possono avere conseguenze che interessano anche il resto del corpo.

      La buona notizia è che gran parte di questi infortuni, di entrambe le categorie, possono essere efficacemente  prevenuti in tutto o in parte, attenendosi a specifiche norme di sicurezza e affidandosi ad una calzatura idonea.

      Oltre agli eventi di natura traumatica, ci sono anche problemi derivanti da altre condizioni: calli, vesciche, piede d'atleta, unghie incarnite o semplicemente piedi stanchi. Tutti questi problemi sono comuni a molte categorie di lavoratori.

      Questi problemi non sono patologie in senso stretto, ma chiaramente influiscono sulle prestazioni e sul benessere psico-fisico del lavoratore. Inoltre possono essere fattori predisponenti per il verificarsi di infortuni più gravi, in quanto sono fonte costante di dolore e stress per il lavoratore, che è quindi meno vigile e attento ad osservare le norme di sicurezza.

      Inoltre, questi problemi  possono evolvere o degenerare in patologie più serie qualora non vengano curati tempestivamente.

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      Quali sono le principali cause dei problemi ai piedi?

      Alcuni problemi ai piedi sono così comuni che possono verificarsi in praticamente qualsiasi posto di lavoro e in qualsiasi condizione di lavoro.

      I problemi derivanti da sollecitazioni meccaniche continue o ripetute, come ad esempio: vesciche, calli, duroni, malformazioni delle dita dei piedi, archi caduti (piedi piatti), borsiti, distorsioni.

      Questi problemi rendono il piede dolorante e talvolta possono essere così gravi da rendere difficoltoso o impossibile camminare. Si verificano in presenza di due fattori:

      il lavoratore è costretto a stare per lunghi periodi in piedi, in posizioni scomode o deve camminare su superfici dure e sconnesse

      Non indossa calzature adeguate (taglia e conformazione non sono adatte al suo piede, il tipo di calzatura non è specifico per il lavoro che deve effettuare, indossa calzature comuni, oppure calzature di sicurezza non certificate o di qualità scadente o ancora usurate o danneggiate).

      Alcuni tipi di conformazione anatomica della calzatura possono essere ulteriore causa di problemi:

      - Tacco troppo alto (affatica la gamba e il piede e rende precario l'equilibrio)

      - Scarpe a punta, che tendono a comprimere le dita dei piedi

      - Mancanza di sostegno all'arco plantare

      - Calzature troppo larghe o troppo strette  (le prime causano frizione e rendono instabile la camminata, le seconde compromettono la circolazione sanguigna nel piede, e la compressione causa inspessimenti della pelle del piede).

      Problemi derivanti da condizioni igieniche non ottimali

      Un'altra serie di problemi che affliggono i piedi è dovuta non a sollecitazioni meccaniche ma a problemi di natura igienica (sporcizia o insufficiente ventilazione).

      Tra questi i più comuni sono:  piedi sudati, infezioni fungine (piede d'atleta), problemi cutanei, ecc.  Le principali cause sono: ambiente di lavoro umido, calzature non impermeabili (o la cui impermeabilità è compromessa da usura o danneggiamenti) e  calzature in materiali sintetici (non traspiranti).

      L'estensione di queste problematiche è difficile da valutare con precisione, in parte proprio a causa della loro natura così varia e in parte anche perché la maggior parte dei lavoratori li sottovaluta e non prende precauzioni o contromisure adeguate a risolverli.

      In base a sondaggi informali sembra che circa 2 lavoratori su 3 soffrano, almeno periodicamente, di uno o più dei disturbi anzidetti.

      Il lavoro può diventare un importante fattore di stress per il piede

      I problemi più comuni del piede si verificano sia dentro che fuori dal lavoro. Tuttavia, non vi è dubbio che il lavoro richieda sforzi di maggiore intensità e durata rispetto alle attività di svago. Alcuni tipi di lavoro sono potenzialmente molto stressanti per i piedi, in particolare quelli che richiedono di stare in piedi per lunghi periodi. Dal momento che il piede umano è stato progettato per la mobilità, il mantenimento di una posizione eretta è estremamente faticoso. I problemi specifici che interessano il piede del lavoratore derivano da:

      1. posizione di lavoro scomoda

      Lo stare in piedi per ore e ore, giorno dopo giorno, per mesi o anni (ovvero per la durata della vita lavorativa) non è solo fonte di disagio temporaneo per l'operatore, ma può anche causare danni permanenti. La postura eretta può provocare disallineamenti nelle giunture delle ossa dei piedi (causando ad esempio, la caduta dell'arco plantare e quindi i piedi piatti, particolarmente a rischio sono i lavoratori obesi o sovrappeso). La continua sollecitazione dei legamenti può infine causare infiammazioni che cronicizzando possono portare a reumatismi e artrite.

      2. Pavimentazione

      Il tipo superficie su cui poggia il piede durante il lavoro influenza profondamente la salute del piede.

      Pavimenti rigidi senza nessuna elasticità, come ad esempio il cemento sono le superfici meno comode su cui lavorare.

      I passi che si fanno su un pavimento duro hanno lo stesso impatto di un martello, che batte contro il tallone ad ogni passo.

      L'elasticità che manca alla superficie di appoggio deve essere compensata dalla calzatura di sicurezza: per questo motivo molti stivali e scarpe per uso professionale (soprattutto in campo edile e industriale) hanno suole che garantiscono un'elevata ammortizzazione.

      Chi invece lavora all'aperto, ad esempio in agricoltura o nell'allevamento di bestiame, avrà a che fare con diversi tipi di superfici: in questo caso parte dell'ammortizzazione può essere sacrificata per rendere la suola più versatile ed aumentare la presa anche su superfici sconnesse, scivolose o bagnate.

      Tra le cause dei malanni ai piedi che affliggono il lavoratore vanno purtroppo annoverate anche le calzature stesse. Se queste non sono adeguate al tipo di lavoro e alla conformazione anatomica del piede, causano danni maggiori di quelli che cercano di prevenire. Per questo la scelta della calzatura di sicurezza è di fondamentale importanza.

      Alcuni  esempi specifici di lesioni del piede sul posto di lavoro

      Tipo di infortunio: Piedi schiacciati o rotti, amputazioni di dita o piedi Causa: Il piede rimane intrappolato tra oggetti o meccanismi, rimane incastrato in una fessura, è colpito dalla caduta di oggetti pesanti (detriti, materiale da costruzione, ecc.), è coinvolto in incidenti con veicoli da lavoro (carrelli elevatori, ruspe, ecc). Anche i nastri trasportatori o altri sistemi in movimento sono fonte di numerosi incidenti ai piedi (che rimangono sovente incastrati tra le cinghie di trasmissione e rulli)

      Tipo di infortunio: Perforazioni Causa:  La suola della scarpa viene trapassata da chiodi o altri spuntoni metallici oppure viene lacerata dal contatto con oggetti taglienti in metallo o vetro

      Tipo di infortunio: Tagli o amputazioni delle dita o del piede, lacerazioni Causa: Questo tipo di infortuni è molto tipico di lavori che utilizzano macchinari per il taglio, come motoseghe, falciatrici rotative, specialmente se il lavoratore non mette in pratica le necessarie misure di sicurezza.

      Tipo di infortunio: Bruciature e ustioni Causa: Getti di metallo fuso, schizzi di sostanze chimiche, contatto diretto con il fuoco o esplosioni. Se la reazione chimica è troppo potente, anche calzature di sicurezza adeguate e in buono stato non possono impedire che il piede subisca lesioni.

      Tipo di infortunio: Scosse elettriche Causa: Contatto con fonti di energia elettrica oppure elettricità statica

      Tipo di infortunio: Caviglie slogate o distorte, ossa fratturate o rotte a causa di scivolamenti, cadute o inciampi Causa: pavimenti scivolosi, zone di transito ingombre, calzature non adeguate, scarsa illuminazione.

      Altri rischi infortunio al piede, tipici di lavoro all'aria aperta (lavori boschivi, nautici, cantieri montani ecc) oppure dell'industria alimentare (in caso di celle frigorifere) includono il congelamento e i geloni, o se l'umidità è eccessiva si ha il cosiddetto "piede da trincea"

      Non vi è luogo di lavoro dove il lavoratore possa dirsi immune dagli infortuni al piede. Tuttavia, i rischi variano molto in base al tipo di lavoro e di attività del lavoratore. Nella seconda parte di questo post vedremo quali precauzioni è possibile mettere in atto per prevenire o ridurre l'entità degli infortuni ai piedi.

    • Ma... è meglio la stufa legna o una a pellet?

      Questa è una domanda che si pongono in molti, e va detto subito che la risposta non può essere univoca, in quanto dipende da vari fattori contingenti, legati cioè alla situazione specifica.

      Prima di iniziare il confronto fra le principali caratteristiche di legna e pellet è bene notare che  a volte i fan più accaniti del pellet si affrettano a confrontare le prestazioni di una moderna stufa a pellet con quelle della vecchia stufa a legna della loro nonna. Chiaramente, invece,  le cose sono molto cambiate anche per le moderne stufe a legna.

      Nel caso di vecchi impianti, la quantità di residuo prodotto (ceneri, fumo e creosoto) era molto elevata, ovvero il potenziale combustibile veniva sfruttato solo in parte.

      Inoltre questi residui sono tossici e depositandosi all'interno della stufa ne limitano l'efficienza e ne accorciano la vita utile, lasciando stare che possono anche creare situazioni di pericolo (camini sporchi che si surriscaldano e in casi estremi prendono fuoco, ostruzione dei tubi che comporta riduzione del tiraggio ed emissione di fumi, fuliggine, ecc ).

      I nuovi modelli di stufa a legna sono invece in grado di bruciare questi residui, utilizzandoli per produrre calore. In confronto ad impianti vecchi di 10-20 anni  i nuovi modelli consentono di risparmiare da 1/3 fino a 1/2 della legna.


       

      Costo della materia prima

      Quante volte avrete sentito chiedere: "Ma costa di più la legna o il pellet?" Risposta: "Dipende".

      Il prezzo del pellet e della legna da ardere varia (spesso anche in maniera considerevole) a seconda della zona di residenza e della stagione. Per chi possiede appezzamenti di boschi o risiede in comuni in cui è possibile richiedere una quota di legna annuale, il costo si riduce molto, al limite solo allo sforzo logistico di raccoglierla e portarla in loco.

      Anche questi sono fattori da non sottovalutare: fare legna nei boschi è sicuramente vantaggioso dal punto di vista economico, ma richiede competenza, attrezzatura specifica, veicoli adatti, tempo e salute fisica. Inoltre la legna deve essere essiccata prima per almeno 9 mesi di poterla utilizzare. I tempi di essicazione variano poi in base al tipo di legname, se dolce o duro.

      Per chi non possiede competenze e mezzi adeguati alla lavorazione del legname è opportuno affidarsi a personale specializzato, che chiaramente deve essere pagato.  E questo riduce di nuovo la convenienza della legna.

      In alcune zone è comunque possibile trovare legna da ardere di buona qualità, già tagliata ed essiccata ad un prezzo conveniente.

      I pellet sono invece disponibili in pratici sacchetti (in genere da 15 kg) oppure, nel caso di impianti più grandi, quantità maggiori vengono consegnate sfuse, tramite camion appositamente attrezzati.

      La disponibilità di pellet sul mercato varia, e anche il prezzo: è consigliabile acquistare l'intera fornitura annuale in una sola volta, per evitare di trovarsi a secco. Questo ovviamente se è disponibile un locale di stoccaggio sufficientemente ampio.

      Va detto inoltre che alcuni dei modelli più recenti di stufe a pellet sono progettati per bruciare altri tipi di combustibile, ad esempio chicchi di mais, pellet fatto di carta pressata, noccioli di ciliegie e altro ancora.

      Ovviamente se la vostra stufa è omologata solo per pellet di legna, non usatela per bruciare altre cose, rischiate di danneggiarla e creare situazioni di pericolo.

      Alcuni di questi pellet alternativi (magari interessanti dal lato economico) hanno lo svantaggio di attirare roditori ed altri animali (cosa che non avviene col pellet di legno).

      Valutate attentamente questo aspetto, prima di considerare l'acquisto di questi prodotti.

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      Ricariche e autonomia

      Le stufe a legna necessitano di essere ricaricate con una certa frequenza, quelle a pellet invece dispongono di un serbatoio da cui prelevano automaticamente il combustibile: la loro autonomia è quindi molto maggiore.

      Alcune delle stufe a legna più piccole o meno efficienti devono venir ricaricate spesso e in genere si spengono durante la notte, anche se alcuni dei modelli più recenti hanno un'autonomia di 12-15 ore. Se avete queste necessità, informatevi presso un rivenditore specializzato sul modello più adatto a voi.

      Una stufa a pellet di alta qualità è in grado di accendersi e spegnersi automaticamente, in base alle preferenze impostate e di ottimizzare quindi l'utilizzo di combustibile.

      Alcune stufe a pellet più grandi possono contenere fino a 115 chili di pellet e funzionare per più di 65 ore ore consecutive a basso regime, senza bisogno di alcuna sorveglianza.

      Sono particolarmente adatte a persone che hanno un ritmo di vita frenetico, o che sono spesso fuori casa e rientrano la sera: troveranno ad attenderli un bel calduccio.

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      Elettricità

      Un aspetto che spesso non viene preso in considerazione è che le stufe a pellet necessitano di elettricità per funzionare correttamente: serve per azionare le parti meccaniche che spingono il pellet nella camera di combustione, attivare le ventole necessarie a mantenere viva la fiamma ecc. Se vivete in zone soggette a interruzioni di corrente, specie nel periodo invernale, considerate che la maggior parte delle stufe a legna non hanno bisogno di elettricità per funzionare. Se propendete comunque per la stufa a pellet, sono disponibili batterie di back-up.


       

      Cucinare

      Le stufe tradizionali hanno spesso il forno integrato e  la superficie superiore è adatta ad essere utilizzate come piano di cottura. La stufa a pellet tradizionale non consente di cucinare, anche se alcuni nuovi modelli sono dotati di appositi piani cottura. Recentemente sul mercato sono state introdotte anche cucine economiche che funzionano a pellet.


       

      Romanticismo vs Efficienza?

      Gli inguaribili romantici, amanti delle serate passate davanti al caminetto, forse non vorranno rinunciare a godersi lo spettacolo dei ceppi che crepitano nel camino. Questa romantica visione, come detto, è il risultato di una combustione non troppo efficiente, con emissione elevata di fumo e di creosoto e un flusso d'aria non ottimale.

      Questo vale non solo per i caminetti: anche alcune stufe tradizionali sono dotate di uno schermo trasparente, in modo che sia comunque possibile vedere il fuoco all'interno.

      La fiamma che brucia nella stufa a pellet è molto più vivace (ed efficiente) di quella della stufa tradizionale, ma in quanto a romanticismo lascia molto a desiderare.


       

      Fin qui tutto bene. Ma quando le cose vanno storte?

      I problemi delle stufe a legna sono semplici da risolvere. In genere, le uniche parti della stufa che necessitano di sostituzione sono le guarnizioni, l'elemento catalizzatore nel caso di stufe catalitiche, o i tubi di iniezione dell'aria nelle stufe non catalitiche.

      La maggior parte dei problemi delle stufe a legna o il loro malfunzionamento derivano da un'errata installazione della stufa o del sistema di ventilazione.

      Altri problemi si verificano quando la stufa non è usata correttamente, cioè quando la si usa per bruciare rifiuti o altre porcherie, invece che legna da ardere.

      Diverso è il discorso delle stufe a pellet, in cui sono present componenti elettronici sensibili che, in caso di guasto, richiedono l'intervento di un tecnico specializzato.

      Quindi fate molta attenzione quando acquistate una stufa a pellet: informatevi presso il rivenditore sul tipo di assistenza che viene fornita in caso di guasto e sui termini di garanzia.

      Stufe comprate su internet o da un catalogo di vendita per corrispondenza, possono sembrare ottimi affari al principio, ma in caso di guasto potreste rimanere bloccati con un problema costoso che non può avere risolto.

      Eccoci al termine di questa breve carrellata di caratteristiche, in cui abbiamo confrontato il sistema di riscaldamento a pellet con quello tradizionale a legna da ardere.

      Spesso al momento di decidere per il pellet o per la legna, ci si limita a "fare i conti" ovvero: "Quanto mi costa l'impianto?" e "Quanto il combustibile?" e per la scelta ci si affida ai risultati di questa somma.

      Come abbiamo visto, l'aspetto economico è certamente un aspetto importante, ma non l'unico da tener presente al momento dell'acquisto. Speriamo di avervi dato alcuni spunti originali di riflessione su un argomento così importante nella vostra vita domestica e familiare.

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